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Consuming for life, or to death?

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A conclusione dei lavori del CTWF 2013 abbiamo assistito alla lectio magistralis del prof. Zygmunt Bauman, un focus attento sul mondo che oggi viviamo, “la società dei consumatori”, il cui valore supremo è il diritto –obbligo alla “ricerca della felicità”. Una ricerca che però si basa sull’aumento dei consumi e che converge nelle diverse forme dello shopping. Nello stesso atto del comprare, afferma il professor Bauman noi ci troviamo a compiere una promessa di vita più felice. I negozi nel venderci oggetti ci vendono al contempo la promessa della felicità fino a rendere l’esperienza stessa dello shopping una forma di colonizzazione dell’ immaginario odierno.

Secondo i dettami di questa economia veniamo spinti sempre più a desiderare nuove merci a desiderare di consumare per il gusto stesso del farlo. In tal senso permettiamo che la nostra stessa ragion d’essere al mondo venga identificata con l’atto del consumare; consumiamo dunque siamo.

Continua il professor Bauman, l’ uomo in quanto consumatore e depredatore delle ricchezze della Terra che abita è responsabile del consumo delle risorse del pianeta ed anche se fino a oggi molte sono le teorie che hanno proposto un utilizzo di esse in maniera più sana e sostenibile, permane tuttavia il paradigma dell’aumento del PIL come unico parametro di salute dei governi ma per far si che nel mondo cambi qualcosa, sostiene il noto sociologo, dobbiamo far leva sulla diminuzione delle diseguaglianze sociali.

La ricerca della felicità, continua Bauman, viene così perseguita nelle svariate forme che ci offre il mercato, perciò spesso il modo in cui la perseguiamo è errato: siamo convinti che si può essere felici nella sola autoaffermazione, nella crescita del nostro status, di ciò che possediamo ma bisogna ricordare che la felicità è anche condivisione delle gioie come dei problemi coi nostri amici e colleghi.

Molti canali alternativi dei modi di perseguire la felicità vengono persi di vista in favore dello shopping. Il paradigma della società dei consumi, nel nostro mondo occidentale, è che consumando di meno saremo meno felici. In base a questo asserto, per ricercare questa falsa idea di felicità, siamo spinti ad acquistare sempre più tra oggetti, vacanze, beni di lusso, telefonini hi- tech.

Oggigiorno, inoltre, osserva il professore Bauman, ci accorgiamo che il mercato entra sempre più in aree che prima gli erano precluse come ad esempio la moralità. Ad esempio un genitore compra regali ai propri figli per uscire dal senso di colpa di non essere dovutamente presente nella sua vita, questi oggetti acquistati agiscono così da tranquillizzatori morali.

Questa idea del desiderio, della necessità di avere è un qualcosa che è nato nel XX sec. e ci porta a comprare ciò che è nuovo per la sola caratteristica della novità, nel comprare il nuovo oggetto mostriamo di essere al passo con i tempi, così, la società dei consumi, ci porta a gestire tutto in maniera sempre più utilitaristica. Uno degli esempi maggiori di come la moralità sia invasa dall’ aspetto utilitaristico e del consumo sono gli stessi social network come facebook, attraverso i quali con un click possiamo farci 500 amici e cancellarli con altrettanta velocità.

Sostiene il famoso sociologo che anche l’amore, la relazione di coppia, subisce oramai questo processo di materialismo e mercificazione. Per tentare di arginare questo fenomeno, egli ritiene che dovremmo vedere l’amore stesso come un’opera d’arte che in quanto tale coinvolge tutti gli aspetti di una persona richiedendo azione, attenzione e sforzo di capire l’ individualità del nostro partner, rispettandola. Tuttavia il consumismo è entrato anche in questo tipo di rapporto, viviamo anche l’amore al pari delle merci di consumo.

Bauman,  così, conclude il suo intervento dicendo che la vera svolta, per la nostra società, dovrebbe essere il tentativo di andare controtendenza e far si che l’economia sia soggiogata dalle nostre necessità di esseri umani e non, come avviene, lasciarci  soggiogare da essa. Foto: La Cruna

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