Uncategorized

SPECCHIO SPECCHIO DELLE MIE BRAME

Digital mirror, schermi interattivi e vetrine hi-tech iniziano a pullulare nel mondo del retail quali espedienti per  aumentare l’engagement e offrire formule inedite di shopping altamente immersivo. Tra i primi a carpire le potenzialità del fenomeno, alcuni department store che operano nel mondo della GDO e del fashion. Ripercorriamo brevemente i casi emblematici che si iscrivono in questo trend.

In principio furono i Magic Mirror di Galerie Kaunhof a Berlino e di Bloomingdale’s a New York: specchi digitali posizionati all’interno di camerini “always on” grazie ai quali è possibile condividere i propri outfit in tempo reale sui principali social network. Da noi si possono vedere ad esempio presso gli OVS store. Si tratta di un espediente efficace, non privo peraltro di una componente ludica dal punto di vista della user experience, per incoraggiare forme evolute di Social Shopping e consolidare la relazione tra il brand e i consumatori.

L’inglese Topshop ha invece di recente istituito la sua prima Virtual fitting room all’interno del flagship store di Mosca. Il device, progettato dalla società russa AR Door, utilizza il sistema Microsoft Kinect combinato alla realtà aumentata per permettere agli acquirenti di provare i vestiti senza nemmeno entrare nel camerino. Come? Una videocamera integrata acquisisce la silhouette della persona e ad essa sovrappone il modello 3D di un indumento, consentendo al visitatore di passare in rassegna gli articoli di abbigliamento e “cambiarsi” attraverso una semplice successione di gesti.


I big player del mondo del fashion non sono gli unici a cavalcare questo trend che trova nella commistione tra reale e virtuale la propria ragion d’essere. Pioniere nella diffusione del Mobile Commerce, il Virtual subway store di Tesco che compare per la prima volta a Seoul nel 2011, seguito a distanza di pochi mesi da un concept analogo firmato Procter&Gamble e collocato all’interno della metropolitana di Praga. In entrambi i casi, il servizio consente ai viaggiatori in attesa dei treni di ordinare online gli articoli presenti nei normali punti vendita, semplicemente fotografando con il proprio smartphone il QR code (quick response) collocato a fianco dell’articolo prescelto. I prodotti a disposizione sono visualizzati su scenografici pannelli retroilluminati che tappezzano alcune pareti di snodi ad alta percorrenza e che simulano degli scaffali. Ogni prodotto selezionato viene prima inserito in un carrello virtuale e poi trasformato in ordine vero e proprio alla fine del processo di acquisto; il consumatore indica l’orario di consegna e Homeplus (nome coreano di Tesco) provvede al recapito. I primi esiti dell’operazione sono stati incoraggianti: nei primi tre mesi dal lancio le vendite online sono cresciute del 130% e il numero degli utenti registrati è aumentato del 76%. L’operazione è risultata particolarmente riuscita perché in Corea l’emergenza tempo è un tema di stringente attualità e perché allo stesso tempo si registra a livello di infrastrutture un’ampia copertura wi-fi (gratuita) negli spazi pubblici e una confidenza media alta nei confronti delle nuove tecnologie da parte dei coreani.

Meal Planning Solution è infine la soluzione “digitail” che Kraft ha trovato per darsi un twist di contemporaneità e distinguersi in un mercato che ruota intorno a prodotti a dir poco maturi. Trattasi di un chiosco interattivo capace di integrare il cosiddetto digital signage con le funzionalità di un distributore automatico, grazie all’utilizzo della tecnologia “Anonymous Video Analytics” brevettata da Intel. Attraverso un matching intelligente tra la scansione del viso dello user che si presenta davanti al chiosco e alcuni parametri quali ad esempio l’orario della giornata e il numero di persone in fila, l’interfaccia propone ricette e soluzioni customizzate per il pranzo o la cena che abbinano in modo intelligente i prodotti Kraft alle peculiarità della persona. Il sistema integra queste funzionalità con l’applicazione iFood Assistant per smartphone.

A questo punto sorge spontaneo il quesito: questo tipo di soluzioni veicolano l’intenzione autentica da parte dei brand di migliorare la user experience del consumatore finale e di soddisfare bisogni nuovi (o comunque non ancora sufficientemente espressi) o piuttosto si tratta di operazioni dal valore prevalentemente tattico attraverso le quali alcuni brand cercano di “rifarsi il trucco” facendo parlare di sè?

Donato Macario

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...